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Queste dunque le tre cose che rimangono: la fede, la speranza e la carità; ma di tutte più grande è la carità. Ricercate la carità!

In questi giorni riemerge in tutti un’emozione profonda: la paura. È una condizione propria non solo degli umani, ma anche degli animali. Ci fa sperimentare la nostra creaturalità, la fragilità, la precarietà e dipendenza. L’immagine biblica dell’uomo fatto con l’argilla è veramente profonda. Possiamo riconoscerla senza vergognarci e così impariamo a gestirla. Se il Creatore ci ha dotato anche di questa forte emozione di sicuro c’è un perché. Senz’altro per non addentrarci con faciloneria in situazioni che possono compromettere la nostra persona o quella dei nostri cari; per ri-conoscere la paura degli altri, delle persone fragili, degli anziani non autosufficienti e soli, dei bambini, delle persone drammaticamente insicure, dei “falliti”, di coloro che stanno subendo violenze e sono indifesi, dei migranti. 

Ora che sperimentiamo la paura condividiamo una condizione universale: siamo fondamentalmente uguali a tutte le persone e i popoli della terra. Gli spettacoli televisivi ci hanno talmente feriti e abituati alle scene di violenza, reali o esibite nei film, che ne abbiamo fatto il callo, l’abitudine e ci siamo anestetizzati con l’indifferenza per sopportarle.

Noi credenti in Gesù Cristo, fratello e Signore, abbiamo numerosi riferimenti di condizioni simili anche nel Vangelo. Possiamo meditarli per imparare a leggere anche i fatti che stiamo vivendo in questo tempo di Virus pandemico. Gesù invita i discepoli a non avere paura quando rischiano di affondare nelle acque del lago di Tiberiade; quando, dopo la resurrezione, lo vedono camminare sulle acque del lago venendo loro incontro (Matteo 8,26; 14,16). 

La paura ci ha colti tutti di sorpresa con un’insidia presente, invisibile, di cui non si conosce la portata e la fine. Abbiamo, però, la possibilità di ripensare positivamente al senso della nostra vita, al valore delle persone con cui viviamo e delle cose che usiamo e consumiamo. Ora che maggiormente abbiamo bisogno degli altri, delle persone care e degli amici, siamo obbligati a starne lontani.

Possiamo, però, farci presenti con il telefono o tramite collegamenti internet per rincuorarci a vicenda. Possiamo fare una telefonata alle persone sole, vicine o lontane. Possiamo sentire la presenza silenziosa e misteriosa del Padre di Gesù Cristo nella lettura della sua Parola, nella preghiera personale e familiare per tutta l’umanità e per coloro (medici , infermieri , coloro che lavorano nei supermarket , forze dell’ordine e  volontari) che portano il peso del servizio verso la comunità gli ammalati e i poveri. È il servizio verso chi è nel bisogno che ci distingue fra credenti veri o millantati.

Questo tempo è opportuno per renderci conto di chi ci vuol bene nella quotidianità. Niente è scontato e possiamo imparare a dire grazie. Questo tempo è, pure, occasione per passare al vaglio la nostra fede e rimanere con l’essenziale, per purificarlo e nutrirlo. La sapienza si nutre dell’esperienza e del confronto con la realtà e la Parola di Dio. Quello che viviamo fa parte della vita e se sappiamo interiorizzare l’insegnamento cresceremo come persone, come credenti, come familiari, come cittadini del nostro paese e del mondo. Gli eventi e i fatti si qualificano come grazia o disgrazia dal come si vivono e non in sé stessi. 

La Quaresima e la Pasqua di questo 2020 ci portano una sofferenza globalizzata. La vivremo in famiglia e sarà illuminata da una resurrezione altrettanto universale. È quando si soffre la fame la solitudine che si capisce e si hanno occhi per chi la patisce abitualmente. È quando si è ammalati e soli che comprendiamo chi lo è normalmente. È quando non possiamo celebrare comunitariamente il passaggio di Gesù nella vita che ci rendiamo conto del dono prezioso della liturgia e della preghiera comunitaria. Questo tempo di “digiuni”, può trasformarsi in incontro personale con Dio, la comunità, l’umanità e noi stessi.

La Quaresima di quest’anno la viviamo realmente con una portata personale, familiare, comunitaria, mondiale. La pandemia non ha confini come anche i doni di Dio. Impareremo a valorizzare i beni della creazione, che diamo per scontati, i beni relazionali, che sono le fondamenta della nostra persona e cultura, i beni spirituali che ci accomunano e sono patrimonio dei popoli della terra, i beni della fede cristiana, che preparano all’incontro personale con Gesù Cristo. Mai come con questa esperienza possiamo comprendere come un bene possa essere universale. Gesù Cristo vivo lo incontreremo nel giardino fiorito dove era stato sepolto assieme alla speranza dei suoi amici e dei poveri che aveva guarito e liberato.

In molti ci chiedono oggi cosa è la Caritas ed i suoi obbiettivi? La Caritas è un organismo pastorale della Chiesa cattolica presente nelle Parrocchie  con l'obiettivo di aiutare tutti a vivere la testimonianza, non solo come fatto privato, ma come esperienza comunitaria, costitutiva della Chiesa. L’idea stessa di Caritas parrocchiale esige, pertanto, una parrocchia "comunità di fede, preghiera e amore". Questo non significa che non può esserci Caritas dove non c’è "comunità", ma si tratta piuttosto di investire, le poche o tante energie della Caritas parrocchiale nella costruzione della "comunità di fede, preghiera e amore". Come se la testimonianza comunitaria della carità fosse insieme la meta da raggiungere e il mezzo, (o almeno uno dei mezzi), per costruire la comunione. Un esercizio da praticare costantemente.

Noi di HOPE abbiamo deciso di donarci al servizio del prossimo attraverso attività di solidarietà civile, culturale e sociale, stiamo collaborando attivamente con la Caritas diocesana e con il comune, infatti i volontari Caritas offrono il loro aiuto presso i banchi alimentari allestiti per l'emergenza. Non siamo soli, molte associazioni e cittadini si sono messi a disposizione e ci aiutano, li ringraziamo tutti, con tutto il cuore. 

Oggi Venerdì Santo è il tempo del silenzio, dove si fa memoria della morte di Cristo nostro Signore, giorni di silenzio e rinunce. 

I volontari Caritas proprio in questo giorno hanno distribuito, e continueranno anche domani, la spesa a tantissime famiglie che non sono rientrate nelle liste comunali, in modo che ognuno di noi possa avere cibo in tavola per questa Santa Pasqua. Tutto questo è possibile grazie a tutti gli alimenti e beni di prima necessità che state donando con la Spesa Sospesa. Abbiamo visto numerosi sorrisi oggi, molta gratitudine, e questo è il più bel regalo di Resurrezione che potevamo ricevere. Ringraziamo il Comitato Pro Enna, che ci ha permesso di portare una ventata di felicità a tanti bambini grazie alla donazione di tantissime uova di Pasqua. Ringraziamo anche le Forze dell'ordine e il Rotary per la donazione di buoni pasto, Un grazie lo rivolgiamo anche al Gruppo Giovani della Parrocchia San Tommaso Apostolo per la loro donazione. Chiediamo di continuare ad aiutarci per tutte quelle famiglie che in questi giorni vivono momenti di paura e dubbi, pensate ai “ nuovi poveri “ artigiani , piccoli commercianti, ma non dimentichiamoci di chi soffriva già prima di questa pandemia, perché questa  ha solo aggravato le loro condizioni di precarietà. 

Vi ricordiamo le modalità che possono permettervi di dare un serio contributo:

LINK DONAZIONI https://paypal.me/pools/c/8nKtNhfT84
SPESA SOSPESA presso tutti i supermercati della città

Auguri di Buona Pasqua

Walter Cardaci